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Viaggi, prenotazioni e mappe. Come è cambiato il turismo negli ultimi 15 anni

Turismo online: un riassunto degli ultimi 15 anni di sviluppo

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Il settore del turismo e del booking è radicalmente cambiato con l’avvento di internet. Le agenzie di viaggio ed i tour operator fino alla fine degli anni novanta svolgevano un imprescindibile ruolo di filtro, mediazione, scoperta. Fornivano ai vacanzieri informazioni essenziali altrimenti difficilmente rintracciabili in autonomia. La rete ha cambiato le regole del gioco. Anche in Italia a partire dai primi anni 2000 le informazioni riguardanti le maggiori mete turistiche ormai sono diventate alla portata di tutti ed i contenuti multimediali (ipertesti, audio, foto, video ed ambienti di navigazione 3D) proliferano in maniera esponenziale su siti, portali tube ed app, tanto che è ormai possibile anticipare i percorsi, fare una vacanza virtuale prima di quella vera.

Un altro trend – conseguente, si è registrato a partire dal 2010. Hanno assunto sempre più importanza nell’economia del traffico online i servizi di mappe e le piattaforme in grado di fornire informazioni stradali e geografiche. Nel 2010 all’interno della Top 20 dei Most Visited Travel Related Web Sites (fonte Hitwise.com) si sono piazzati Google Maps (1°), MapQuest (2°), Yahoo! Maps (8°) e Bing Maps (11°). Nelle prime venti posizioni si sono poi classificati siti con informazioni legate alla prenotazione di voli, agli spostamenti ed ai trasporti pubblici come Expedia, Southwest Airlines, Travelocity, Priceline, TripAdvisor, Orbitz, Delta Air Lines, Cheapoair e molti altri.

Nel 2015 lo scenario si è ulteriormente modificato. Come strumento per la ricerca di informazioni sulle coordinate spaziali e sui percorsi stradali gli utenti utilizzano principalmente le app su dispositivi mobili. Ecco che nella Top 15 dei Most Popular Travel Sites (fonte Mba – Alexa Global Traffic Rank) del 2015 ci sono: 1° Booking.com; 2° Trip Advisor; 3° Yahoo! Travel; 4° Expedia; 5° Priceline; 6° Hotels.com; 7° Travelocity; 8° Kayak. Ci si accorge subito della scomparsa di Google Maps et similia a favore di servizi che sono concepiti per ottenere informazioni più accreditate, feedback e commenti direttamente da altri utenti, oltre che effettuare prenotazioni dirette.

L’importanza delle Mappe ed una possibilità da sviluppare

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Ma che fine hanno fatto le mappe? Funzionano eccome, su dispositivi mobili, anche se i Italia per fare il grande salto c’è bisogno che vengano installate reti mobili ad alta velocità (4G) su tutto il territorio nazionale. Sì perché al giorno d’oggi le mappe e lo street view oltre a fornire essenziali informazioni di Navigazione offrono una pluralità di servizi aggiuntivi legati al mondo dei viaggi ed al geotagging. Quando i turisti americani e tedeschi si recano a visitare il Chianti, il Lago di Garda, la valle dell’Etna o la Laguna di Venezia vorrebbero poter trovare tramite le mappe, in tempo reale, informazioni di interesse storico-culturale o commerciale, venendo bonariamente “investiti” da un costante flusso di dati attraverso l’esplorazione spaziale.

Da ciò si evince quanto sia importante oggi essere presenti non solo sui social, ma anche sui portali di georeferenziazione. Per farlo c’è bisogno di occuparsi della compilazione investire nell’ottimizzazione SEO per migliorare il proprio ranking in chiave Google Maps. Molti sono i fattori che incidono sulla possibilità che la vostra struttura venga riconosciuta e appaia nei meccanismi di georeferenziazione. Quello che prima era il Business Center di Google Maps si è poi trasferito su Google Place for Business ed adesso tutto fa riferimento a Google Business. Ch vogliate farvi trovare su Google, su Maps o su G+, è lì che dovete essere.
Non basta compilare una scheda con nome ed indirizzo ma c’è bisogno di fornire informazioni sulla tua attività, fotografie, virtual tour e link, tenendo sempre sotto controllo i commenti e le recensioni degli utenti.

Inoltre non dovete scordare di curare al massimo le driving directions, i consigli di guida. Questi sono divenuti parte fondamentale del programma di viaggio che l’utente configura online. Nelle nuove frontiere del turismo fai da te, i navigatori creano autonomamente i propri percorsi usando le mappe. Nei grandi centri qualcuno cercherà quindi un hotel vicino ad un particolare museo; nei lunghi tratti di campagna invece la ricerca potrebbe indirizzari verso un centro minore, che però rappresenta una tappa del viaggio, programmato a livello di ore-guida.

Turismo 2015: un’istantanea dei trend in corso

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Le parole chiave del turismo nel 2015 sono ‘mobile‘ (riuscire a programmare e prenotare in maniera ubicqua) ed ‘esperienziale‘ (programmare, conoscere e modificare sulla base dell’esperienza).

Cominciamo dal processo di prenotazione, che sta diventando appunto sempre più ubiquo, facile e veloce. A fare la voce grossa sono tutti quei siti di metaricerca che prima venivano usati soprattutto dalle agenzie di viaggio. Oggi gli utenti hanno la possibilità di completare la prenotazione da soli direttamente online o all’interno delle app di suddetti servizi, senza dover far troppi click o addirittura alzare la cornetta telefonica. Viviamo in un’epoca di convergenza e le aziende che offrono metaricerca sono i veri protagonisti del mercato. Tra i primi a partire qualche anno fa fu Kayak (poi comprato dal gruppo Priceline) e presto sono subentrati sevizi come Booking.com e Agoda.
L’idea vincente è proprio quella di diminuire i passaggi, i click, senza omettere informazioni. Ecco perché servizi come Expedia e Hipmunk stanno investendo in ricerca e sviluppo per personalizzare i propri servizi ed offrire piattaforme senza soluzione di continuità. Fra non molto sarà possibile avviare la propria programmazione di viaggio su un dispositivo e proseguire su un altro con gli stessi dati.

Per non parlare del fatto che presto prenotare sarà ancor più facile e social. Twitter presto potrebbe aggiungere un pulsante di acquisto diretto, per prenotare magari un volo o di altri servizi di viaggio.
Gli aspetti più noiosi e legati al cartaceo diventeranno nel prossimo futuro solo un ricordo. Certificati di pagamento, biglietti, documenti di trasporto e code alla biglietteria presto scompariranno grazie alla tecnologia NFCNear Field Communications. Stop alle file, il flusso di passeggeri sarà più veloce e migliore, con buona pace per le nostre tasche e le nostre borse.

Creare password sicure. 9 preziosi consigli per non rimanerci fregati

Anche “superman” e “batman” tra le password più stupide usate nel 2014

Chi ha stilato la lista – anzi la classifica, delle password più stupide e più facilmente hackerabili del 2014 si è imbattuto in alcuni casi davvero memorabili. Possiamo infatti comprendere la mancanza di fantasia, ma di fronte alla dabbenaggine spinta all’eccesso ci cascano le braccia.
Quando un servizio online ci chiede infatti di impostare una password ci dà indicazioni precise di massima, basta seguirle. “La password deve essere lunga almeno 6 caratteri, essere abbastanza difficile da ricordare e contenere lettere e numeri“.

A quanto pare queste semplici indicazioni, tanto semplici da capire non sono e vengono costantemente disattese, forse anche a causa dell’analfabetizzazione, sia quella legata alla lingua italiana che quella strettamente informatica. Bisogna infatti ammettere che molte persone non conoscono nemmeno il significato della parola ‘alfanumerico‘ e che altre non riescono a tenere in memoria nemmeno il numero della guardia medica.

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Seguendo così l’elenco recentemente pubblicato da SplashData – una piattaforma che si occupa di creazione e gestione password, vediamo di conoscere l’elenco delle password più usate nell’anno appena passato. Il campione a riferimento è di circa 3,3 milioni di password. Al primo posto rimane la password idiota per antonomasia: “123456“, che ha raggiunto il primo posto sia nel 2013 che nel 2014.

Al secondo posto troviamo “password“, un’altra conferma, che dimostra la scarsa genialità di una parte del popolo degli umani. Una scelta, quella di mettere come password proprio la parola password, che forse nemmeno le capre avrebbero approvato. Al terzo posto troviamo “12345“, al quarto “12345678”. Al quinto posto “qwerty”, poi scendendo all’ottavo troviamo “baseball”, al nono “dragon”, al decimo “football”, al dodicesimo “monkey”, al ventunesimo posto “superman” ed al ventiquattresimo “batman”. Nella Top 100 compaiono poi altri leit-motif: nomi di film, automobili e personaggi famosi, hobby e parolacce. Non appaiono poi in classifica, ma sono usatissime, le password del tipo “nomecognome” alle quali i gonzi aggiungono magari anche il proprio millesimo di nascita.

Finché si tratta di farsi una risata, tutto è concesso. Ma visto che stiamo parlando di codici di accesso che difendono i vostri dati personali, i vostri account di posta elettronica e dei social, i conti delle banche e dei servizi finanziari online, è bene preoccuparsi e cominciare a tenere a memoria alcuni consigli per la sicurezza.

Vademecum per la creazione di password sicure

Padlocks by Modern Relics, on Flickr

Padlocks by Modern Relics, on Flickr

Vediamo di stilare una lista di 9 consigli pratici da tenere a mente quanto si cerca di inventare password sicure:

1) Evitate sequenze di lettere o parole facili da indovinare;

2) Evitate le password che si basano su modelli semplici sulla tastiera o sulla contiguità dei tasti da premere (es.“asdfg”);

3) Evitate le password che utilizzano solo i numeri, in particolare le sequenze;

4) Evitate di includere qualsiasi data di compleanno, di nascita, nomi dei vostri bambini;

5) Evitate di segnare la password su un documento digitale né tantomeno su un foglietto di carta che viaggia magari nella borsa del pc;

6) Prediligete chiavi di accesso formate dalla combinazione di otto o più lettere e numeri;

7) Evitate di utilizzare la stessa combinazione (nome utente-password) per più siti web;

8) Se non avete troppa fantasia rivolgetevi ad un Password Manager, un generatore di codici random, vi fornirà automaticamente la vostra chiave;

9) Se usate computer condivisi, se siete molto visibili sui social, è buona norma cambiare password ogni due o tre mesi;

Nel proteggere la vostra ‘parola d’accesso’ ricordatevi anche che la vostra casella di mail non è semplicemente una casella di mail. Andando a spulciare dentro, magari un hacker ci trova anche i dati d’accesso al vostro conto Paypal. Lo stesso vale per i dati dei vostri account al Playstation Network o all’X-Box Network, visti i recenti attacchi a Sony Pictures, Microsoft Outlook e YouTube e Twitter.