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Video presentazione

Quattro passi appena fuori dal mio ufficio in Darsena a Viareggio per schiarire le idee e raccontarvi qualcosa del mio percorso formativo e professionale.

La presentazione è condotta a braccio, ho cercato soltanto di ripercorrere mentalmente insieme a voi alcune delle mie tappe e le relative competenze acquisite.

Il video è ripreso con un iPhone e passato su Premiere velocemente per effettuare soltanto qualche piccolo taglio. Per il resto non c’è alcun intervento in postproduzione (e si sente, gabbiani compresi!)

facebook esplodere
Facebook sta per esplodere, qualcuno prima o poi se ne renderà conto

Profili personali che sparano ossessivi messaggio autopromozionali direttamente su Messenger. Pagine aziendali affollate di video, dirette, gif animate. Tempi di caricamento che si allargano, pagine gestite da diversi collaboratori che diventano all’improvviso pesanti, sovraccariche. E sempre in agguato la schermata degli Annunci Sponsorizzati, pronta ad aprirsi ad ogni click sbagliato. Con i suoi tempi di caricamento mostruosi, le sue dichiarazioni ripetitive sull’incremento dei post a livello di performance di copertura.

facebook esplodere

Il più grande spettacolo dopo il Big Mac, ovvero come abbiamo smesso di parlare

parlare

Appunti per una comunicazione responsabile

Con l’avvento del world wide web, dei social e dei sistemi di messaggistica istantanea, si sta assistendo sempre più al primato della parola scritta sulla parola parlata.
Alti sui nostri podi pensiamo e produciamo parole strabilianti, scolpite a cuore aperto nel ventre grigio di un codice binario che non conosciamo. Ecco che qualsiasi affermazione, che istantaneamente condividiamo con 1,2… 3.000 amici si eleva a finta orazione, e parte verso cieli sconosciuti. Dal pulpito del librodellefacce assume volentieri toni altisonanti, a volte quelli della lamentela con il mondo, altre volte quelli dell’auto-compiacimento, raramente quelli della burla, più spesso quelli della sentenza, dell’attacco verso qualcuno.

Le parole
si staccano dalla nostra bocca – anzi, digitate cadono come unghie spezzate dalle nostre dita, per camminare con le proprie gambe. E questa parola fuggente e scritta, de-responsabilizzata, diviene autonomo strumento di nichilismo digitale. Accettazione e divisione, dimorfismo e deregolamentazione, esserci solo per essere contrario a qualcuno, per scrivere il proprio nome, anche sbagliato, nel più grande spettacolo dopo il Big Mac.

Ma non siamo noi i parlanti del nostro discorso.

Le nostre parole non ci appartengono, si innescano e si disintegrano nello stesso istante.

Fallaci crediamo di trovarci insieme ad altri Amici sulle bacheche digitali, ma sono lontani i tempi di quando stavamo in piazzetta, a cincischiare guardandosi negli occhi. Qui non ci sono occhi che ‘si guardano’.

La gente litiga perché vede scritto un peso che nessuno magari ha dato a quelle parole.

Non ci sono occhi che ‘si guardano’, ma solo occhi che ‘guardano’ (e tuttalpiù guardando salvano). E troppo spesso i nostri occhi giudicano, prevaricano. Così la comunicazione si dissolve, precipita, o forse evapora come gas, troppo fetente per essere contenuto in questa atmosfera. Dissing, minacce, querele… ma te lo sai chi sono io? intellettuale da bar! Ora ti blocco! Denunciami alla polizia postale! Ma di cosa stavamo parlando?

Di cosa stavamo parlando? La domanda risuona nel riverbero assillante di queste stanze digitali, troppo piccole anche solo per ricordarci quella libertà di cui godevamo da ragazzini – a giocare con le ginocchia sbucciate sull’asfalto, ma allo stesso tempo così interconnesse da farci credere di essere parte di un unico grande mondo, un mondo dove si condividono le solitudini.

Non urlare che non ti sento

parlare

Comunicare nell’epoca del nichilismo digitale è cosa assai difficile. Per i più diventa automatico come guardarsi allo specchio. Di fronte c’è uno, nessuno, centopirla.

Quando si vedono parole scritte che ci interessano, invece di affrettarsi a carpirne il significato esplicito, passibile di millemila interpretazioni, bisognerebbe avvicinarsi con il nostro animo allo scrivente, a colui che ha la responsabilità della comunicazione. La sua vita, l’uso che solo lui magari fa di quelle parole… insomma il suo modo di parlar scrivendo. Ma è difficile, è difficile vedere che espressioni fa nel volto uno che scrive.

Noi dobbiamo comunque sforzarci, dobbiamo almeno provarci… solo così facendo potremo innescare una comunicazione responsabile.
Oppure non resta che desistere, sottrarsi a quei palcoscenici atroci, alla minaccia del wifi, ed uscire di casa come pazzi, seminudi, correndo felici in cerca di un bosco dove cantare canzoni a caso…

Facebook, come sopravvivere nella giungla dei social

3 consigli per una pagina Facebook vincente

Avete dato vita ad una pagina Facebook, ma dopo l’iniziale crescita, non riuscite a farla decollare? Niente paura, di seguito vi daremo alcuni consigli per permettere alla vostra pagina non solo di crescere, ma anche di arrivare in maniera ‘organica’ al proprio pubblico di riferimento.

fila di persone

01) Adottate una strategia

Sia che abbiate appena iniziato, sia che siate già attivi da tempo sul più famoso social network, non potrete fare a meno di avere una strategia. Una modalità di pubblicazione dei contenuti, una serie di dinamiche per la fidelizzazione dei clienti, un sistema per comporre le proprie relazioni su Facebook, tutto questo fa parte di una strategia. Adottare una strategia significa anzitutto tenere sotto controllo e monitorare la propria pagina. Anche se Facebook è uno strumento semplice e sostanzialmente libero da usare, un approccio analitico di questo tipo vi porterà a conoscere da vicino ciò che funziona e ciò che non va, sulla vostra pagina. Al giorno d’oggi, con la sovrabbondanza di pagine simili, se si vuol crescere bisogna farlo con qualità e quantità. Pianificare bene, eseguire con precisione, coinvolgere il pubblico giusto.

02) Definite il vostro pubblico

Trovare fan su Facebook inizialmente sembra facile, ma definire il proprio pubblico, cioè il proprio ‘mercato di riferimento‘, è cosa diversa. Visto che ci sono quasi 1,3 miliardi di utenti Facebook, può essere un’operazione che richiede tempo ed energie. Anche perché Zuckerberg e soci vanno continuamente a ridefinire gli algoritmi che determinano il ‘successo’ dei singoli elementi che pubblicate, dei singoli aggiornamenti e post. Allo stesso modo, l’andamento del traffico sulla vostra pagina nel breve e nel medio periodo ne determina la credibilità agli occhi degli algoritmi di Facebook, e dunque la visibilità verso un pubblico sempre più largo. Se il trend della vostra pagina è costante o in crescita (i Like aumentano su base giornaliera e settimanale), vuol dire che avete intercettato il pubblico giusto. Questa d’altronde è una dinamica che si auto-alimenta: i fan che si ‘iscrivono’ alla vostra pagina le fanno pubblicità automaticamente, informando i loro Amici sulle Bacheche. Inoltre trend di visite/iscrizioni in crescita determinerà una maggiore possibilità per il thumbnail della vostra pagina di apparire fra le Pagine Consigliate di utenti che seguono quella determinata tematica.
Seguire la crescita dei Like di una pagina è importante. Sembra infatti che la piattaforma di Zuckerberg proceda per goals, obbiettivi. Superati i primi 100 Like si cercherà di raggiungere lo scoglio dei 500 like. In linea di massima, dalla nostra esperienza, sembra che le cose comincino a cambiare una volta raggiunti i 1.000 Like. Infatti, superato questo step, la pagina comincia a farsi pubblicità “da sola”, in quanto appare tra le Pagine Consigliate (non quelle sponsorizzate) agli utenti in base ai loro interessi personali.

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03) Coinvolgete la vostra comunità

Una volta creata e personalizzata, una Pagina Facebook è un foglio bianco. Date il benvenuto ai visitatori usando magari l’immagine di Copertina come elemento dinamico di sorpresa ed interazione. Fate ricorso, ove possibile con attività promozionali mirate ed offerte esclusive, ai tasti ‘Call to action‘, con i quali si può invitare il pubblico direttamente a compiere una determinata azione. Non siate avari nel fornire informazioni riguardo l’attività della vostra organizzazione o impresa. L’avventore occasionale deve essere in grado di capire in pochi secondi chi siete e che cosa trattate. Quindi, fornite un’esperienza. Utilizzando le gallerie di immagini fornite una rassegna di ciò che la vostra azienda ha da offrire. In particolar modo la cura di questi aspetti sottende tutta una preparazione a livello grafico e comunicativo, che di fatto rappresenta il vostro marchio agli occhi di chi non lo conosce. Il successo della vostra pagina Facebook dipende quindi da quanto avete investito nella costruzione del vostro brand, nel quale i membri di una comunità possono riconoscersi. Proprio così, chi amministra una pagina Facebook, più che ad un pubblico o ad un mercato, è bene che possa far riferimento ad una comunità. Ciò significa conoscere i gusti, il linguaggio e magari anche alcune delle facce dei vostri visitatori più assidui. Quelli che mettono like e commentano più spesso.

Viaggi, prenotazioni e mappe. Come è cambiato il turismo negli ultimi 15 anni

Turismo online: un riassunto degli ultimi 15 anni di sviluppo

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Il settore del turismo e del booking è radicalmente cambiato con l’avvento di internet. Le agenzie di viaggio ed i tour operator fino alla fine degli anni novanta svolgevano un imprescindibile ruolo di filtro, mediazione, scoperta. Fornivano ai vacanzieri informazioni essenziali altrimenti difficilmente rintracciabili in autonomia. La rete ha cambiato le regole del gioco. Anche in Italia a partire dai primi anni 2000 le informazioni riguardanti le maggiori mete turistiche ormai sono diventate alla portata di tutti ed i contenuti multimediali (ipertesti, audio, foto, video ed ambienti di navigazione 3D) proliferano in maniera esponenziale su siti, portali tube ed app, tanto che è ormai possibile anticipare i percorsi, fare una vacanza virtuale prima di quella vera.

Un altro trend – conseguente, si è registrato a partire dal 2010. Hanno assunto sempre più importanza nell’economia del traffico online i servizi di mappe e le piattaforme in grado di fornire informazioni stradali e geografiche. Nel 2010 all’interno della Top 20 dei Most Visited Travel Related Web Sites (fonte Hitwise.com) si sono piazzati Google Maps (1°), MapQuest (2°), Yahoo! Maps (8°) e Bing Maps (11°). Nelle prime venti posizioni si sono poi classificati siti con informazioni legate alla prenotazione di voli, agli spostamenti ed ai trasporti pubblici come Expedia, Southwest Airlines, Travelocity, Priceline, TripAdvisor, Orbitz, Delta Air Lines, Cheapoair e molti altri.

Nel 2015 lo scenario si è ulteriormente modificato. Come strumento per la ricerca di informazioni sulle coordinate spaziali e sui percorsi stradali gli utenti utilizzano principalmente le app su dispositivi mobili. Ecco che nella Top 15 dei Most Popular Travel Sites (fonte Mba – Alexa Global Traffic Rank) del 2015 ci sono: 1° Booking.com; 2° Trip Advisor; 3° Yahoo! Travel; 4° Expedia; 5° Priceline; 6° Hotels.com; 7° Travelocity; 8° Kayak. Ci si accorge subito della scomparsa di Google Maps et similia a favore di servizi che sono concepiti per ottenere informazioni più accreditate, feedback e commenti direttamente da altri utenti, oltre che effettuare prenotazioni dirette.

L’importanza delle Mappe ed una possibilità da sviluppare

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Ma che fine hanno fatto le mappe? Funzionano eccome, su dispositivi mobili, anche se i Italia per fare il grande salto c’è bisogno che vengano installate reti mobili ad alta velocità (4G) su tutto il territorio nazionale. Sì perché al giorno d’oggi le mappe e lo street view oltre a fornire essenziali informazioni di Navigazione offrono una pluralità di servizi aggiuntivi legati al mondo dei viaggi ed al geotagging. Quando i turisti americani e tedeschi si recano a visitare il Chianti, il Lago di Garda, la valle dell’Etna o la Laguna di Venezia vorrebbero poter trovare tramite le mappe, in tempo reale, informazioni di interesse storico-culturale o commerciale, venendo bonariamente “investiti” da un costante flusso di dati attraverso l’esplorazione spaziale.

Da ciò si evince quanto sia importante oggi essere presenti non solo sui social, ma anche sui portali di georeferenziazione. Per farlo c’è bisogno di occuparsi della compilazione investire nell’ottimizzazione SEO per migliorare il proprio ranking in chiave Google Maps. Molti sono i fattori che incidono sulla possibilità che la vostra struttura venga riconosciuta e appaia nei meccanismi di georeferenziazione. Quello che prima era il Business Center di Google Maps si è poi trasferito su Google Place for Business ed adesso tutto fa riferimento a Google Business. Ch vogliate farvi trovare su Google, su Maps o su G+, è lì che dovete essere.
Non basta compilare una scheda con nome ed indirizzo ma c’è bisogno di fornire informazioni sulla tua attività, fotografie, virtual tour e link, tenendo sempre sotto controllo i commenti e le recensioni degli utenti.

Inoltre non dovete scordare di curare al massimo le driving directions, i consigli di guida. Questi sono divenuti parte fondamentale del programma di viaggio che l’utente configura online. Nelle nuove frontiere del turismo fai da te, i navigatori creano autonomamente i propri percorsi usando le mappe. Nei grandi centri qualcuno cercherà quindi un hotel vicino ad un particolare museo; nei lunghi tratti di campagna invece la ricerca potrebbe indirizzari verso un centro minore, che però rappresenta una tappa del viaggio, programmato a livello di ore-guida.

Turismo 2015: un’istantanea dei trend in corso

turismo

Le parole chiave del turismo nel 2015 sono ‘mobile‘ (riuscire a programmare e prenotare in maniera ubicqua) ed ‘esperienziale‘ (programmare, conoscere e modificare sulla base dell’esperienza).

Cominciamo dal processo di prenotazione, che sta diventando appunto sempre più ubiquo, facile e veloce. A fare la voce grossa sono tutti quei siti di metaricerca che prima venivano usati soprattutto dalle agenzie di viaggio. Oggi gli utenti hanno la possibilità di completare la prenotazione da soli direttamente online o all’interno delle app di suddetti servizi, senza dover far troppi click o addirittura alzare la cornetta telefonica. Viviamo in un’epoca di convergenza e le aziende che offrono metaricerca sono i veri protagonisti del mercato. Tra i primi a partire qualche anno fa fu Kayak (poi comprato dal gruppo Priceline) e presto sono subentrati sevizi come Booking.com e Agoda.
L’idea vincente è proprio quella di diminuire i passaggi, i click, senza omettere informazioni. Ecco perché servizi come Expedia e Hipmunk stanno investendo in ricerca e sviluppo per personalizzare i propri servizi ed offrire piattaforme senza soluzione di continuità. Fra non molto sarà possibile avviare la propria programmazione di viaggio su un dispositivo e proseguire su un altro con gli stessi dati.

Per non parlare del fatto che presto prenotare sarà ancor più facile e social. Twitter presto potrebbe aggiungere un pulsante di acquisto diretto, per prenotare magari un volo o di altri servizi di viaggio.
Gli aspetti più noiosi e legati al cartaceo diventeranno nel prossimo futuro solo un ricordo. Certificati di pagamento, biglietti, documenti di trasporto e code alla biglietteria presto scompariranno grazie alla tecnologia NFCNear Field Communications. Stop alle file, il flusso di passeggeri sarà più veloce e migliore, con buona pace per le nostre tasche e le nostre borse.

Creare password sicure. 9 preziosi consigli per non rimanerci fregati

Anche “superman” e “batman” tra le password più stupide usate nel 2014

Chi ha stilato la lista – anzi la classifica, delle password più stupide e più facilmente hackerabili del 2014 si è imbattuto in alcuni casi davvero memorabili. Possiamo infatti comprendere la mancanza di fantasia, ma di fronte alla dabbenaggine spinta all’eccesso ci cascano le braccia.
Quando un servizio online ci chiede infatti di impostare una password ci dà indicazioni precise di massima, basta seguirle. “La password deve essere lunga almeno 6 caratteri, essere abbastanza difficile da ricordare e contenere lettere e numeri“.

A quanto pare queste semplici indicazioni, tanto semplici da capire non sono e vengono costantemente disattese, forse anche a causa dell’analfabetizzazione, sia quella legata alla lingua italiana che quella strettamente informatica. Bisogna infatti ammettere che molte persone non conoscono nemmeno il significato della parola ‘alfanumerico‘ e che altre non riescono a tenere in memoria nemmeno il numero della guardia medica.

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Seguendo così l’elenco recentemente pubblicato da SplashData – una piattaforma che si occupa di creazione e gestione password, vediamo di conoscere l’elenco delle password più usate nell’anno appena passato. Il campione a riferimento è di circa 3,3 milioni di password. Al primo posto rimane la password idiota per antonomasia: “123456“, che ha raggiunto il primo posto sia nel 2013 che nel 2014.

Al secondo posto troviamo “password“, un’altra conferma, che dimostra la scarsa genialità di una parte del popolo degli umani. Una scelta, quella di mettere come password proprio la parola password, che forse nemmeno le capre avrebbero approvato. Al terzo posto troviamo “12345“, al quarto “12345678”. Al quinto posto “qwerty”, poi scendendo all’ottavo troviamo “baseball”, al nono “dragon”, al decimo “football”, al dodicesimo “monkey”, al ventunesimo posto “superman” ed al ventiquattresimo “batman”. Nella Top 100 compaiono poi altri leit-motif: nomi di film, automobili e personaggi famosi, hobby e parolacce. Non appaiono poi in classifica, ma sono usatissime, le password del tipo “nomecognome” alle quali i gonzi aggiungono magari anche il proprio millesimo di nascita.

Finché si tratta di farsi una risata, tutto è concesso. Ma visto che stiamo parlando di codici di accesso che difendono i vostri dati personali, i vostri account di posta elettronica e dei social, i conti delle banche e dei servizi finanziari online, è bene preoccuparsi e cominciare a tenere a memoria alcuni consigli per la sicurezza.

Vademecum per la creazione di password sicure

Padlocks by Modern Relics, on Flickr

Padlocks by Modern Relics, on Flickr

Vediamo di stilare una lista di 9 consigli pratici da tenere a mente quanto si cerca di inventare password sicure:

1) Evitate sequenze di lettere o parole facili da indovinare;

2) Evitate le password che si basano su modelli semplici sulla tastiera o sulla contiguità dei tasti da premere (es.“asdfg”);

3) Evitate le password che utilizzano solo i numeri, in particolare le sequenze;

4) Evitate di includere qualsiasi data di compleanno, di nascita, nomi dei vostri bambini;

5) Evitate di segnare la password su un documento digitale né tantomeno su un foglietto di carta che viaggia magari nella borsa del pc;

6) Prediligete chiavi di accesso formate dalla combinazione di otto o più lettere e numeri;

7) Evitate di utilizzare la stessa combinazione (nome utente-password) per più siti web;

8) Se non avete troppa fantasia rivolgetevi ad un Password Manager, un generatore di codici random, vi fornirà automaticamente la vostra chiave;

9) Se usate computer condivisi, se siete molto visibili sui social, è buona norma cambiare password ogni due o tre mesi;

Nel proteggere la vostra ‘parola d’accesso’ ricordatevi anche che la vostra casella di mail non è semplicemente una casella di mail. Andando a spulciare dentro, magari un hacker ci trova anche i dati d’accesso al vostro conto Paypal. Lo stesso vale per i dati dei vostri account al Playstation Network o all’X-Box Network, visti i recenti attacchi a Sony Pictures, Microsoft Outlook e YouTube e Twitter.